LA SAGESSE DES LIANES by Binta Diaw

Parco Arte Vivente presenta La Sagesse des lianes, mostra personale dell’artista Binta Diaw, a cura di Marco Scotini. Dopo le personali di Navjot Altaf, Arahmaiani e Regina José Galindo, il progetto di Diaw rappresenta un nuovo importante capitolo nell’indagine del PAV sui legami tra natura, corpo femminile e pensiero decoloniale.

Il titolo della mostra prende spunto dalla liana, pianta rampicante capace di adattarsi e resistere, simbolo di alleanze vitali e resilienza collettiva. Attraverso installazioni ambientali, materiali organici e riferimenti storici, l’artista affronta le tematiche della memoria diasporica afrodiscendente, della sopravvivenza ecologica e della resistenza femminile.

Nata a Milano nel 1995 da genitori senegalesi, Binta Diaw porta avanti una ricerca che intreccia ecologia, femminismo e storia coloniale, indagando il rapporto tra corpo, natura e identità. La sua pratica artistica si nutre di materiali simbolici come la terra e i capelli sintetici, utilizzati come strumenti di trasmissione culturale e resistenza poetica.

Al centro della mostra, due opere fondamentali, Dïà s p o r a, installazione presentata alla Biennale di Berlino 2022, composta da una struttura sospesa simile a una ragnatela, realizzata con trecce di capelli. L’opera evoca la resistenza silenziosa delle donne schiavizzate, che nascondevano semi e mappe nei capelli, trasformando la materia in archivio vivente e luogo di sopravvivenza clandestina. Chorus of Soil installazione che riproduce la pianta della nave negriera Brooks, realizzata con terra e semi. Le sagome degli schiavi, simbolo di oppressione, diventano anche germinazioni vegetali, trasformando la nave in un giardino di memoria e rinascita.
Accanto a queste opere, la mostra include lavori come Paysage Corporel e Ritual, in cui il corpo dell’artista diventa paesaggio attraverso gessetti e materiali naturali, e Juroom ñaar, installazione composta da colonne di carbone e trecce annodate, dedicata al sacrificio delle donne del villaggio senegalese di Nder che, nel 1819, scelsero il suicidio collettivo per sfuggire alla schiavitù. L’opera è accompagnata da voci in lingua wolof, evocando la tradizione orale dei griot.

Completa il percorso l’opera video Essere corpo, che sintetizza le connessioni tra memoria, corpo e natura, trasformando lo spazio espositivo in un luogo di attraversamento e relazione con il vivente. Le opere si articolano in uno spazio immersivo fatto di tappeti di terra, installazioni sospese ed elementi tessili intrecciati, evocando i percorsi sinuosi delle liane nella foresta. La mostra si configura come un paesaggio corale in cui dimensione estetica e politica si intrecciano, offrendo nuove immagini di comunità e appartenenza.

Con La Sagesse des lianes, il PAV conferma il proprio impegno nella costruzione di una nuova ecologia politica, capace di ripensare i rapporti tra arte, natura e società globale.

Nell’ambito della mostra personale di Binta Diaw, il 10 dicembre le AEF/PAV propongono Wunderkammer d’Altrove, corso di formazione ideato all’interno della rassegna aulArte, progetto sostenuto dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT per favorire l’accesso ai luoghi di cultura dei docenti delle scuole piemontesi ad attività di formazione basate sulle pratiche dell’arte contemporanea. Per le scuole e i gruppi che visiteranno la mostra La Sagesse des lianes e le installazioni presenti nel parco di 23.500 mq, viene proposto Radici volanti, laboratorio in movimento che si situerà nello spazio interno al museo o nel vasto parco, dove i partecipanti produrranno, punto dopo punto, una catena tessile per legarsi gli uni agli altri in un’azione ludica e collettiva.