È Tony Cragg, tra le voci più autorevoli della scultura contemporanea internazionale, il protagonista della mostra Ocean of Drops presentata dal 5 maggio al 22 novembre 2026, in occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dalla Fondazione Berengo negli spazi di Ca’ Tron.
Costruita attorno a una monumentale scultura in vetro realizzata a Murano la mostra riunisce una selezione di opere recenti di grande formato, offrendo una lettura concentrata degli sviluppi più attuali della ricerca dell’artista anglo-tedesco.
Ocean of Drops si configura come un campo di tensione tra materia e percezione. La scultura in vetro, fulcro visivo e concettuale dell’esposizione, evoca la natura profonda dei materiali, suggerendo una riflessione sulla loro struttura intrinseca e sui processi che ne determinano forma e apparenza. Più che rappresentare, l’opera scopre nuove forme che riflettono sulla trasformazione continua della materia, che sfugge a una definizione stabile.
Accanto a questa presenza centrale, il percorso espositivo include sculture in legno e pietra in cui Cragg indaga le qualità fisiche e dinamiche della materia. Le forme rimandano a strutture fondamentali rendendo visibile ciò che normalmente resta invisibile e interrogando il rapporto tra micro e macro, tra struttura e superficie.
L’intero progetto si inscrive in una riflessione più ampia sulla relazione tra interiorità ed esteriorità della materia. Le sculture di Cragg mettono in discussione i meccanismi attraverso cui percepiamo il mondo, evidenziando i limiti dell’esperienza sensibile e il ruolo determinante delle strutture cognitive nella costruzione della realtà. In questo senso, Ocean of Drops si presenta come un dispositivo critico: un invito a interrogare non solo ciò che vediamo, ma il modo in cui lo vediamo.
Attivo dai primi anni Settanta, Tony Cragg ha esposto in musei e istituzioni di tutto il mondo, affermandosi come una delle figure più influenti della scultura contemporanea. La mostra veneziana rappresenta un’occasione significativa per confrontarsi con una ricerca che continua a ridefinire il rapporto tra forma, materia e conoscenza.
