Ian Davenport. Holding our Centre

Dal 31 agosto al 5 ottobre 2025, la Sala delle Pietre a Todi (PG) accoglie la personale di Ian Davenport, uno dei più rilevanti autori britannici, già appartenente al gruppo Young British Artist.

La rassegna, dal titolo Holding our Centre, curata da Marco Tonelli, curatore scientifico della Fondazione Progetti Beverly Pepper, è realizzata dal Comune di Todi e Fondazione Progetti Beverly Pepper, in collaborazione con il Todi Festival, per il quale Ian Davenport ha firmato il manifesto della sua 39^ edizione.

Holding our Centre si compone di due serie di opere. Da un lato, si trovano le cascate di colore dei Puddle Paintings, dipinti a bande verticali realizzati appositamente per l’occasione e datati tutti al 2025, che a tratti invadono il pavimento come fossero ancora in corso di liquefazione e formazione; dall’altro, le cosiddette Splats la cui datazione va dal 2019 al 2025, dai colori vivaci, sgargianti, disposti in modalità meno controllate e strutturate, su carta di grande formato.

A questi lavori si affianca una video-installazione, che animerà durante i giorni del Todi Festival il Palazzo del Capitano in Piazza del Popolo, principale palcoscenico della manifestazione. Si tratta di una proiezione che riprende e rimodula per lo spazio tudertino un’analoga iniziativa realizzata per Flannels Store ad Oxford Street di Londra. L’opera, che traduce in cromie elettroniche le tipiche bande verticali delle pitture di Davenport, stabilisce con il pubblico una relazione dinamica e interattiva, in una forma di coinvolgimento sensoriale collettivo, come avveniva per i grandi cicli di affreschi del passato.

Al termine della mostra, Ian Davenport donerà una sua opera al Comune di Todi.

“Sono lieto – dichiara Ian Davenport – di essere stato invitato dalla Fondazione Progetti Beverly Pepper e dalla città di Todi a esporre il mio lavoro. Per me, l’Italia è sempre stata la patria della brillantezza artistica e i pittori del Rinascimento italiano hanno avuto un’influenza enorme sul mio lavoro. L’ispirazione per i colori nelle mie opere proviene spesso da artisti come Beato Angelico, Lorenzo Monaco e Sandro Botticelli. I miei dipinti esplorano la materialità fisica della pittura, andando talvolta ad evolvere oltre la bidimensionalità, assumendo dunque una forma scultorea che restituisce un intervento dinamico nello spazio espositivo”.

Non è un caso che questa mostra si tenga a Todi, la città che ha dato i natali a Jacopone da Todi, il grande poeta mistico del XIII secolo, dove la sensibilità contemporanea della pittura di Davenport si sposa con il rigore lirico medievale.

Del resto, lo stesso Davenport s’impone una massima concentrazione meditativa per portare a termine il processo che determina le sue pitture, secondo un meccanismo controllato ed eseguito a mano con millimetrica attenzione e disciplina. Nella ripetizione delle bande di colore dei Puddle Paintings o nelle efflorescenze degli Splats, si manifesta quindi quella rivelazione pittorica che è una sorta di liberazione, quasi performativa, della pittura dalla sua stessa regola esecutiva e che porta, in alcuni casi, all’uscita del colore dal limite verticale del quadro per farsi espansione che invade lo spazio.

È da qui, ad esempio, che nasce la scelta di proiettare sulla Torre del Palazzo del Popolo la lenta colata pittorica digitale che altro non è che la rivelazione elettronica della processualità insita nella pittura.

“Il nome di Ian Davenport – afferma Antonino Ruggiano, Sindaco di Todi – e la sua inconfondibile cifra artistica consente a Todi di confermare la sua grande attenzione all’arte contemporanea, che ha portato la città a sfiorare il titolo di capitale italiana assegnato per la prima volta dal Ministero della Cultura.” Da oltre mezzo secolo il territorio e la comunità tuderte sono vivificati dalla presenza di artisti ed opere che hanno contribuito ad alimentare la fama internazionale di una Todi ricca di storia e cultura antica ma anche attenta al presente e aperta al futuro. Di questo recente passato abbiamo non soltanto memoria ma anche segni tangibili che ci onorano. Il riferimento è, solo per rimanere sugli anni più recenti, alle sculture di Beverly Pepper, Arnaldo Pomodoro, Fabrizio Plessi e Mark Di Suvero che punteggiano il centro storico e il suo hinterland. Al termine di questa mostra, anche Ian Davenport ha annunciato il dono di una sua opera a Todi: per questo suo ulteriore regalo la città gli sarà grata per sempre”.

Come d’abitudine, la Fondazione Progetti Beverly Pepper accompagnerà le iniziative dedicate a Ian Davenport con un ricco calendario di eventi collaterali gratuiti, come visite guidate ai luoghi del contemporaneo a Todi, laboratori per bambini e progetti didattico-formativi per scolaresche.

“Siamo profondamente lieti e onorati – sottolinea Elisa Veschini, Presidente Fondazione Progetti Beverly Pepper – di accompagnare, ancora una volta, la città di Todi in un momento tanto significativo del suo percorso culturale. La presenza di Ian Davenport nel 2025, resa possibile grazie alla generosità e disponibilità dell’artista, rappresenta non solo un dono prezioso alla città e all’Umbria tutta, ma anche un ulteriore tassello nel racconto artistico che stiamo contribuendo a costruire con visione e passione insieme al Comune di Todi. Questa mostra, presentata presso la Sala delle Pietre, luogo di memoria collettiva e di dialogo istituzionale per secoli, si inserisce con naturalezza e potenza nel solco tracciato da Beverly Pepper, la cui eredità ci ispira ogni giorno”.

“Ian Davenport – ricorda Marco Tonelli, Curatore del progetto e curatore scientifico della Fondazione Progetti Beverly Pepper -è uno dei più importanti pittori astratti britannici attivi dalla fine degli anni ’80, riconosciuto a livello internazionale, le cui opere riescono a sedurre, quasi magicamente, e attivare lo sguardo sia di specialisti che di profani, grazie ai loro colori dinamici e ai processi del dipingere sempre in vista, come se lo spettatore fosse parte del farsi dell’opera e l’opera qualcosa di vivo e ancora in progress. Un’arte coinvolgente quindi, quasi partecipata, in cui lo scorrere del tempo e l’immediatezza dell’esperienza sembrano costituire la sostanza della pittura, tenendo in equilibrio apparenza e struttura”.