SECOND SKIN. La trama delle cose fragili

Dal 13 al 20 novembre 2026, Labest – Atelier d’accessori inaugura il proprio spazio milanese con Second Skin. La trama delle cose fragili, un progetto espositivo di Claudia De Luca, a cura di Laura Bestetti. La mostra, primo progetto espositivo dello spazio, segna l’apertura di Labest e introduce fin da subito la vocazione di un luogo pensato come bottega d’autore contemporanea, dove materia, progetto e cultura del fare entrano in dialogo attraverso mostre, ricerca e attività dedicate al mondo del design e degli accessori.

Al centro di Second Skin c’è la pelle come primo luogo della memoria: una superficie che custodisce, protegge e registra il passaggio del tempo, ma che, come ogni pelle, è destinata a mutare, rinnovarsi e portare con sé le tracce di ciò che è stato. La mostra nasce proprio dall’idea di una seconda superficie sensibile, di una pelle nuova che non sostituisce né cancella quella precedente, ma la accoglie, la attraversa e la trasforma. Una dimensione intermedia, una soglia tra memoria e rinascita, tra ciò che rimane e ciò che inevitabilmente cambia.

Nel lavoro di Claudia De Luca, la tarlatana, principale strumento della sua ricerca, assume il ruolo di una materia di confine: un tessuto allo stesso tempo fragile e resistente, una trama aperta attraverso la quale ciò che è nascosto può ancora essere intravisto. Attraverso stratificazioni, velature e interventi pittorici, la superficie perde la propria funzione di semplice supporto e diventa corpo, una pelle viva che respira e che trattiene ombre, gesti, tracce e sedimentazioni. La trama propria del tessuto diventa così anche la trama dell’esistenza: una struttura invisibile nella quale si intrecciano memoria, ferite, trasformazioni e possibilità. In questa prospettiva, la fragilità non viene intesa come mancanza di forza, ma come una forma differente di resistenza, capace di preservare la grazia e la forza delle cose minime, di ciò che è delicato e apparentemente precario.

In dialogo con i linguaggi della moda e del design, Second Skin indaga il rapporto tra materia e identità, tra abito e corpo, tra superficie e profondità. Le opere si comportano come tessuti che avvolgono senza celare, invitando lo sguardo a soffermarsi su ciò che normalmente rimane nascosto e a riconoscere la trama segreta che attraversa le cose. La seconda pelle diventa così qualcosa di diverso da una maschera: è una possibilità ulteriore di abitare il mondo, una superficie attraverso cui trasformarsi senza perdere il legame con ciò che si è stati. Una forma delicata di rinascita, nella quale la memoria non viene abbandonata, ma continua a vivere nella materia e nelle sue trasformazioni.

Anche il percorso espositivo segue questa logica di attraversamento. La mostra non si presenta come una successione lineare, ma come una costellazione di passaggi, nella quale il visitatore è invitato a fare esperienza della soglia e di ciò che accade nel momento in cui una forma si apre, si interrompe o si trasforma. Alcune opere appaiono come superfici sospese, quasi trattenute in una condizione di latenza; altre assumono la forma di accumuli che sembrano spingersi oltre il proprio limite; altre ancora si presentano come frammenti identitari, dichiarando apertamente la propria incompletezza. In tutte emerge una tensione verso il confine, un confronto con la forma e con i suoi limiti, quasi un lavorare “contro” la forma stessa per poterla riaprire ogni volta in una direzione diversa. Il percorso non cerca quindi di guidare lo spettatore, ma introduce piuttosto un lieve disorientamento, invitandolo a rallentare, a sostare e a osservare ciò che si manifesta nelle interruzioni.

È proprio nel momento della minima frattura, quando una superficie lascia intravedere ciò che contiene o quando una forma smette di essere definitiva, che può aprirsi una possibilità nuova. Second Skin si configura così come un’esperienza della materia e della trasformazione, ma anche come una riflessione sulla capacità delle cose fragili di resistere, mutare e continuare a custodire ciò che le ha attraversate.

La scelta di inaugurare con questo progetto Labest, fondato da Laura Bestetti, crea un dialogo particolarmente significativo tra la ricerca di Claudia De Luca e l’identità del nuovo spazio: una bottega contemporanea in cui il fare, la materia e la conoscenza dei processi tornano a occupare una posizione centrale. Labest – Atelier d’accessori nasce infatti come luogo di incontro tra sapere tecnico e visione curatoriale, tra progettazione e produzione, con l’obiettivo di restituire al fare una dimensione autoriale e culturale. Second Skin ne inaugura il percorso espositivo mettendo al centro proprio la materia, la sua vulnerabilità, la sua capacità di trasformarsi e il sapere necessario per darle nuova forma. È nella trama, spesso quasi invisibile, delle cose fragili che si conserva la possibilità del cambiamento. Ed è proprio lì, nella soglia tra ciò che si rompe e ciò che può ancora trasformarsi, che la vita ostinatamente insiste.