Luca Bertolo. L’inizio ci assale

Per la prima mostra ospitata a Palazzetto Marcello, Luca Bertolo ricomincia dall’inizio.

Con quaranta opere, tra recenti e inedite, allestite al piano nobile e al piano terra dell’edificio, l’artista torna su un tema che aveva già evocato nella sua pittura, facendo proprie le parole di una poesia di Milo De Angelis: l’inizio ci assale.

Ogni inizio prevede un po’ di coraggio e un po’ di arrendevolezza, l’entusiasmo di un assalto e la disponibilità a lasciarsi assalire. Non si tratta solo del rapporto tra l’artista e una nuova opera. L’inizio è una dimensione umana del tempo, è il continuo ricominciare i piccoli e i grandi cicli del nascere e del morire, ed è l’insorgere e lo sfibrarsi di ogni forma di cultura.

Nelle opere di Bertolo il perpetuo nuovo inizio dell’arte si specchia nella storia attuale, dove qualcosa di tribale sembra essersi affacciato come minaccia e come promessa. Cinque anni fa Capitol Hill fu presa d’assalto da una folla guidata da un uomo che indossava delle corna e una pelle d’orso, noto come lo “sciamano” cospirazionista di QAnon.

Recenti studi universitari hanno portato in auge una nuova, vasta, attenzione per la preistoria, mentre alcuni artisti si muovono da qualche tempo in territori capaci di accogliere un pensiero magico, simbolico, desideroso di riconnettersi a una dimensione originaria. Sono i contrastanti volti dell’inizio, dove tracce di trogloditica rozzezza si mescolano all’incanto del primordio. Così una parola come “sciamano” può indicare allo stesso tempo l’orrore della peggiore brutalità politica e alcune delle più intense espressioni artistiche del nostro tempo.

Una simile ambivalenza si ritrova nelle opere di Bertolo che, insieme a dipinti e disegni, presenta una serie di bastoni realizzata negli ultimi due anni. Non si tratta di eleganti bastoni da passeggio, ma di bastoni sciamanici in cui il gesto primitivo del levigare un ramo raccolto tra i boschi, per farne uno strumento di guerra o di civiltà, si accompagna con i materiali più vari, dalle ossa animali a colorati piumini industriali. Sono bastoni dal sapore temporale indecidibile. Arcaici e postmoderni, stanno alla congiunzione tra inizio e fine.

Non è un caso che questa mostra di Bertolo sia la prima di un progetto espositivo a cui si è scelto di dare avvio a Venezia, simbolo della più raffinata estenuazione estetica della civiltà occidentale, in costante pericolo di dissoluzione, sotto la minaccia di una fine che è nuovo inizio della natura.

Durante il periodo della mostra verrà organizzata una serie di incontri con l’artista, la curatrice e altri ospiti, per approfondire alcune tematiche legate al progetto.