È in libreria per Succedeoggi Libri un volume fondamentale per comprendere non solo la grandezza di Piero della Francesca, ma anche l’origine della moderna critica d’arte italiana. Il saggio che Adolfo Venturi dedicò nel 1922 al maestro di Sansepolcro viene oggi riproposto integralmente, a cura di Enrica Fabbri, in un’edizione che restituisce tutta la forza interpretativa di uno dei padri fondatori della storiografia artistica contemporanea.
Venturi fu uno dei primi a concepire la storia dell’arte come una disciplina autonoma, fondata su metodo, osservazione diretta, rigore documentario e consapevolezza estetica. La sua definizione della disciplina come “scienza storica dell’arte” introduce una nuova forma di approccio allo studio delle opere: non più riproduzioni e astrazioni, ma contatto visivo con l’originale, da osservare e ri-osservare per coglierne stile, struttura, contesto.
In queste pagine, Piero della Francesca si rivela nella sua essenza più profonda: pittore di forme geometriche e luminose, di ordine e silenzio, capace di dare ai suoi personaggi una quiete sospesa che parla al presente con sorprendente intensità. Venturi ne legge la pittura come una costruzione razionale e visionaria insieme, fatta di luce e spazio, di misura e invenzione. È in questo saggio che si consolida l’immagine moderna di Piero, finalmente riconosciuto come figura centrale del Rinascimento, accanto a Paolo Uccello e agli altri maestri dell’armonia visiva.
Ma il valore di questo volume non si esaurisce nella lettura di un artista: è anche un esempio alto di scrittura critica, capace di trasmettere il senso profondo della visione e il ruolo della conoscenza nella formazione culturale. Non a caso, fu proprio Venturi a battersi per l’introduzione della Storia dell’Arte nei licei, convinto che educare lo sguardo fosse parte essenziale del percorso educativo.
Riscoprire oggi questo testo significa tornare alle radici del pensiero critico italiano, ma anche interrogare – con strumenti ancora validissimi – il nostro modo di vedere le immagini, di interpretare il patrimonio, di ascoltare ciò che l’arte continua a dire sul tempo in cui viviamo.
