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Chiude a Palazzo Fava la Mostra “La Riscoperta di un Capolavoro”, che ha riunito a Bologna le 16 tavole del Polittico Griffoni e riaperto il dibattito sul Rinascimento bolognese. Definita da più parti ‘una delle più straordinarie operazioni culturali degli ultimi anni’, il ritorno delle meravigliose opere di Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti nella loro città di origine è un sogno che fu accarezzato da molti, ed è diventato realtà grazie alla volontà di Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae. Musei nella Città e “regista” di un evento ambizioso e riuscito, nonostante le pesanti conseguenze negative dell’emergenza sanitaria.
La Mostra chiude, infatti, con oltre 25mila visitatori: un numero estremamente inferiore rispetto al potenziale di un’esposizione che avrebbe potuto eguagliare il successo di pubblico de “La ragazza con l’orecchino di perla”.
 
Le 16 tavole tornano ai Musei proprietari dopo oltre un anno di permanenza nelle sale del Piano Nobile di Palazzo Fava, ma sono stati appena 178 i giorni effettivi di apertura, nel susseguirsi di divieti e chiusure fin dall’inizio e soprattutto negli ultimi mesi.
 
C’è soddisfazione, ma anche rammarico nelle parole di Roversi-Monaco, che sottolinea come “Dalla riapertura dello scorso 1° febbraio si sono contati centinaia di ingressi giornalieri: un indicatore di quanto le persone abbiano desiderio di tornare ad acquisire vera cultura. Resterà l’orgoglio di aver realizzato un’impresa complessa, che evidenzia Genus Bononiae come interlocutore accreditato e autorevole dei principali Musei internazionali e che – in altre e più felici circostanze – avrebbe contribuito certamente a portare un significativo afflusso di turisti a Bologna. La Mostra ha peraltro ridato alla città il ruolo che le spetta nel panorama dell’arte rinascimentale e ha avuto il pregio di riaprire un dibattito nazionale e internazionale su un’opera di straordinaria importanza. La traccia di tutto questo resterà a Palazzo Pepoli e – mi auguro – nel cuore dei bolognesi. Desidero infine ringraziare – oltre alla Fondazione Carisbo – tutti i Partner e gli Sponsor dell’esposizione, il cui sostegno è stato prezioso in ogni fase del progetto”.
 
“Dopo la Mostra sul Polittico Griffoni, la conoscenza dell’arte del Rinascimento a Bologna non sarà mai più come prima – dichiara il Professor Mauro Natale, curatore della Mostra. – Ora si può davvero misurare l’importanza non solo dell’opera, ma anche il peso e le ragioni della sua assenza nel panorama figurativo della città in epoca moderna: capolavoro unico, senza seguito, al discrimine tra due modi distinti di concepire la raffigurazione e la pala d’altare. Anche per questa ragione e grazie alla riproduzione di Factum Foundation sarà possibile continuare l’appassionante discussione sull’assetto d’origine della grande macchina d’altare. Qualche nuova ipotesi è già stata proposta dagli studiosi e sarà accessibile nel volume degli Atti della giornata di studio, in corso di stampa. Ma i frutti della Mostra continueranno a durare a lungo, in futuro”.
 
A restare a Bologna sarà infatti la magnifica riproduzione del Polittico, che in primavera sarà collocata presso la Sala del Sacro del Museo della Storia di Bologna a Palazzo Pepoli e, per i prossimi cinque anni, tornerà nella Basilica di San Petronio nel mese di ottobre, in occasione delle celebrazioni per la festa del Santo Patrono.
 
La riproduzione è stata realizzata dalla Factum Foundation di Adam Lowe, Fondazione attiva da 20 anni nel campo della tecnologia applicata alla conservazione e divulgazione del patrimonio culturale, che ha effettuato la scansione ad alta risoluzione di ciascuna delle 16 tavole superstiti recandosi nei singoli Musei proprietari, unendo le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali e di stampa 3D alle tecniche tradizionali. 
“L’aura di un’opera d’arte, quell’immaterialità che è stata usata per definire la sua originalità, si rivela in realtà proprio all’interno della presenza materiale. Attraverso la scansione ad alta risoluzione, la mediazione digitale e le nuove tecnologie di visualizzazione e ri-materializzazione, possiamo avere una più profonda comprensione degli aspetti materiali che rendono qualsiasi oggetto quello che è. Non solo come è stato realizzato, ma anche come è stato conservato e movimentato da una città all’altra o da un tipo di istituzione a un’altra” dice Adam Lowe, direttore di Factum Arte e fondatore di Factum Foundation.
 
Riconosciuta come ‘una delle mostre dell’anno’, “La Riscoperta di un Capolavoro” ha goduto di una copertura mediatica molto ampia (con quasi 500 recensioni tra stampa, radio e tv) e ha favorito un forte coinvolgimento della popolazione social, che ha condiviso foto, post e video della propria personale esperienza: gli utenti coinvolti, tra post Facebook, stories Instagram e visualizzazioni dei contenuti video su YouTube, sono stati oltre 2milioni.

“La riscoperta di un capolavoro” è anche la prima Mostra di Genus Bononiae di cui resta un prodotto permanente: resterà infatti attivo il Virtual Tour, un’esperienza digitale che apre le porte di Palazzo Fava a quanti non hanno potuto visitare l’esposizione e che vuole diventare anche strumento di divulgazione per il mondo della scuola. La visita interattiva si compone di un percorso lungo tutta la Mostra, con vari tag che consentono al visitatore non solo di ascoltare la voce narrante che racconta l’opera e il contesto artistico e culturale in cui fu creata, ma anche di vedere brevi video che entrano nel dettaglio delle singole tavole e delle loro peculiarità.

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