Ur è un’antica città mesopotamica, spesso e impropriamente considerata la prima città della storia, ma è anche il prefisso che indica ciò che è originario o primario. Utz è invece il nome del protagonista dell’omonima novella di Bruce Chatwin, eccentrico collezionista che nella Praga della Guerra Fredda vive appartato insieme alla sua raccolta di porcellane di Meissen. Da questi due riferimenti, apparentemente lontani, prende avvio Ur-Utz, la mostra personale di Pablo Bronstein che Palazzo Bentivoglio presenta dal 22 gennaio al 25 aprile 2027, a cura di Tommaso Pasquali.
Il progetto immagina un’evoluzione della civiltà industriale dichiaratamente falsa, anacronistica e pseudo-storica, costruita attraverso oggetti da collezione che rasentano spesso il kitsch, tra gusto popolare e aspirazioni borghesi. Giocattoli di latta, casette Old England di resina, animali in miniatura e soprammobili di ceramica Wedgwood diventano gli elementi attraverso cui Bronstein ricostruisce, con ironia e meticolosa precisione, una presunta genealogia della modernità.
La comprensione dei meccanismi sociali ed economici che si nascondono dietro le forme estetiche è il fondamento del lavoro di Pablo Bronstein, artista britannico di origine argentina che intreccia architettura, critica e decorazione, attraverso disegni, installazioni, performance e costruzioni scenografiche. «Abbiamo invitato Pablo Bronstein a confrontarsi con i sotterranei di Palazzo Bentivoglio nella maniera più radicale possibile: non con una mostra di opere, ma attraverso la costruzione di un’intera narrazione integralmente installativa. Ci interessava riportare al centro del discorso quella parte della sua ricerca in cui si manifesta su larga scala il suo sguardo disincantato sui moventi che si celano dietro al decorativo», spiega il curatore Tommaso Pasquali.
Ur-Utz nasce nel solco di un rapporto già consolidato tra Bronstein e Palazzo Bentivoglio, che negli anni ha acquisito diverse opere dell’artista, gli ha commissionato un lavoro per la mostra Felicissimo Giani e ha esposto allo sguardo dei passanti Horological Piazza grazie al progetto di garage Bentivoglio. Con questa nuova mostra l’istituzione rinnova il proprio interesse per la ricerca di Bronstein con un progetto di più ampio respiro, in cui l’immaginario di epoche passate diventa uno strumento per mettere a nudo, con ironia sferzante, le pretese e le illusioni della modernità.
La mostra sarà accompagnata da un libro d’artista pubblicato da Koenig Books.
