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Il 13 dicembre è stato inaugurato il progetto “Respira” promosso dalla presidenza della Società della Salute pistoiese insieme a tutti Sindaci e agli Assessori e dalla direzione della zona distretto di Pistoia.

“Respira” è l’omaggio della città di Pistoia all’intero mondo sanitario e non che in prima linea sta combattendo da mesi il Covid19. 

Il progetto è stato ideato da Raffaele Gori/Tands e realizzato con le immagini di operatori sanitari e non sanitari, fotografati da Lorenzo Gori. Foto giganti saranno illuminate sotto le antiche logge del Fregio Robbiano del vecchio ospedale il luogo simbolo della “cura” per i pistoiesi e non solo: l’ingresso e la facciata risalgono al 1277.

L’obiettivo del progetto è stimolare una riflessione comune sulla stagione che stiamo tutti vivendo, ponendo al centro un gesto, a volte scontato, che tutti facciamo: respirare.

L’istallazione non vuole passare il messaggio che i dispositivi di sicurezza personali siano un limite alle nostre libertà, ma anzi sono gli strumenti necessari che ci permettono di attraversare questa tormenta.

“Gli attori del progetto – ha dichiarato Anna Maria Celesti, Presidente della SDS- sono quelle persone che stanno lavorando non solo a stretto contatto con il virus ma anche con tutte le altre patologie;  sono coloro che stanno impegnando la loro vita per permetterci di tornare a respirare liberamente. Non potevamo ignorare quello che stanno facendo e un riconoscimento pubblico era doveroso. Ognuno di loro rappresenta uno spaccato del mondo sanitario e non sanitario e anche il  gesto della svestizione rappresentato nelle foto, mira a restituire un’identità umana a tutti quegli operatori che oggi, come ieri e come domani, proteggono la nostra salute”.

Il Direttore della zona distretto pistoiese dottor Daniele Mannelli ha aggiunto: “le immagini spesso ci aiutano a capire più delle parole e nel caso specifico credo serviranno a spiegarci e ad evocare ancora meglio la realtà che stiamo vivendo e lo sforzo che viene compiuto da molti operatori, ogni giorno: sia da quelli che lavorano nelle strutture ospedaliere che sul territorio. Uno sforzo enorme e inedito, al quale era necessario dare visibilità con un contributo da condividere con l’intera comunità”. 

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