Hiroshima e l’Arte della pace

6 agosto: piena estate e tempo di partenze per le tanto sospirate ferie. Le valigie riempiono i bauli delle auto, nell’attesa di immergersi nel traffico dei vacanzieri che ogni anno affollano strade e autostrade. Accanto ad esse un po’ di tutto: giocattoli per i più piccoli, attrezzature per le attività all’aria aperta, articoli per i nostri amici a quattro zampe, e, perché no, qualche spuntino per il lungo viaggio.

Manca qualcosa? Sì. Un ricordo di ciò che accadde in questo stesso giorno di 80 anni fa in Giappone. Era infatti la mattina del 6 agosto 1945 quando il cielo di Hiroshima venne all’improvviso illuminato da una grande luce; una strana luce artificiale che, al contrario di quella naturale del Sole, non portava con sé vita e prosperità, ma solo morte e devastazione.

Si trattava della prima bomba atomica, un nuovo ordigno dall’immenso potere distruttivo che, ironia della sorte, portava il nome di “Little Boy”, come quello di un bambino destinato a grande imprese. Lui e il suo “gemello” che scelse invece la città di Nagasaki per rivelarsi al mondo tre giorni dopo.

I due “fratelli” furono sì destinati a grandi imprese, ma non di certo quelle di cui potersi vantare: decine di migliaia di morti e feriti e l’inizio di una nuova era dettata dalla paura e dal terrore di una apocalisse ancora peggiore di quella biblica.

Ed è proprio il ricordo di quei giorni infausti che deve trovare posto nel baule della nostra auto delle vacanze, e non solo per non dimenticare gli orrori della guerra, ma per rammentarci ciò che disse il più grande scienziato di quel tempo, Albert Einstein: “L’uomo ha inventato la bomba atomica, ma nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi.” 

Attraverso l’esatta ricostruzione di ciò che scaturì dalla mente degli scienziati di Los Alamos, difatti, un fantomatico artista Italiano di nome Palber vuole esternare ciò che deve essere un vero e proprio monito per le generazioni future, ossia che “la vita degli essere umani non deve essere legata alla FOLLIA di POCHE PERSONE, ma al rispetto dell’UMANITA’”.

TUTTI GLI ABITANTI DI QUESTO PIANETA dovrebbero infatti ricordarsi quello che i LORO GENITORI gli hanno insegnato quando erano BAMBINI: di giocare ma di NON FARSI MALE CON I GIOCHI.