Il Museo d’Arte e Scienza di Milano, all’interno dell’ottocentesco Palazzo Bonacossa, si trova a due passi dal Castello Sforzesco e ospita in permanenza opere di arte africana e buddista, nonché periodicamente mostre di arte contemporanea. In questa prestigiosa location si terrà dal 12 al 19 giugno prossimi la mostra “Neofigurativismo” su Paolo Avanzi, curata da Franca Doriguzzi, che proporrà un percorso espositivo di opere realizzate dall’inconfondibile stile, basato su una frammentazione e distorsione della figura.
L’arte poliedrica, di un artista poliedrico
Paolo Avanzi è un artista poliedrico la cui produzione spazia dall’arte figurativa alla letteratura, dal teatro alla musica.
Oltre un migliaio le opere, tra pitture e sculture, realizzate dall’artista dal 2003 ad oggi, di cui 120 sono state aggiudicate in asta. E centinaia le esposizioni, collettive e personali dell’artista, in spazi pubblici e privati, gallerie e fiere, in Italia e all’estero.
Le opere in questa personale riepilogano gli ultimi vent’anni della sua attività artistica, nel segno di una ricerca che si è sviluppata nel rispetto della continuità dello stile.
I suoi soggetti prendono linfa dalla realtà contemporanea. Ritratti di uomini e donne di tutti i giorni che, sotto le mani dell’artista, riacquistano un’identità inconsueta, lontana dai condizionamenti della società consumistica.
La figurazione di Paolo Avanzi è basata sulla scomposizione dell’immagine in una serie di tasselli, così che la figura risulta percepita attraverso un gioco di specchi.
Ne scaturiscono brandelli di immagini riflesse, come se sulla tela si depositassero le tessere di un mosaico fatto da tanti frammenti di vetro.
Queste operazioni pittoriche possiamo definirle “speculazioni”, nel senso di osservazioni attraverso lo specchio. Ma possono essere intese anche come elucubrazioni sull’immagine. Non a caso esiste un connubio tra arte visiva e letteratura che lo stesso artista ha messo in luce nel suo ultimo romanzo, “Lo specchio infranto”.
Osservatore e autore diventano facce di un unico processo simbiotico che si avvicendano nello svolgersi della narrazione. Definire la sua pittura “neofigurativa” è un modo per suggerirne la collocazione in senso generale, ferme restando le peculiarità soprammenzionate di questo poliedrico artista.
